Ciao Italia: 100 anni di emigrazione italiana in Francia

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Le immagini originali di questo servizio sono di Valerio Pasquali

Da dove vengono? Quali sono i loro luoghi di ritrovo? Che cosa fanno? Che cosa ci hanno trasmesso? Queste quattro domande sono il nucleo attorno al quale si sviluppa l’interessante viaggio lungo un secolo di storia dell’immigrazione italiana in Francia della mostra Ciao Italia.

Fino al 10 Settembre, il Musée de l’Histoire de l’immigration di Parigi rende conto delle vicende di quello che per la Francia è stato, a cavallo tra il XIX secolo e la prima metà del Novecento, uno dei flussi migratori che ha contato il maggior numero di persone.

Ma se oggi questa ondata migratoria viene celebrata, e se ne riconoscono i meriti, l’esposizione non manca di mettere in luce i sentimenti contraddittori che gli immigrati italiani suscitavano nei cugini d’Oltralpe. Spaziando tra pregiudizi e apprezzamenti, clichés e soprannomi, diffidenza ed emulazione, l’esposizione ricostruisce il percorso geografico, il contesto socio-economico e il bagaglio culturale di questi Ritals a partire dal Risorgimento, passando per il ventennio fascista fino alla Dolce Vita di Fellini.

Scopriremo così che le prime ondate migratorie provenivano soprattutto dalle regioni dell’Italia del nord, mentre è solo a partire dal Novecento che arrivarono migranti dal centro e dal sud. Che gli Italiani erano impiegati in tutti i generi di lavori, dal settore dell’edilizia (poiché si adattavano di più ai lavori di fatica) all’alberghiero, nel quale erano particolarmente apprezzati per il loro spiccato senso dell’ospitalità. E che nessuno degli italiani migrati verso la Francia poteva fare a meno di portare con sé un aspetto della cultura italiana, che fosse politico, linguistico, gastronomico o artistico. Con il passare degli anni, la percezione da parte dei francesi comincia a mutare. La cultura italiana permea il mondo francese, fino alla diffusione di quelli che diventano veri e propri miti in Francia: la Vespa di Vacanze romane, l’aperitivo Campari, la Dolce vita di Fellini.

Circa 400 tra oggetti, estratti di film, cartine geografiche e opere d’arte, presentati lungo questo percorso, inducono a riflessioni e generano confronti. Ed è così che i “nuovi migranti” difficilmente non riconosceranno alcune situazioni familiari, osservando una foto in bianco e nero dell’emporio L’Italie à Paris, o leggendo un menù di una brasserie italiana dei primi del Novecento. Difficilmente resteranno indifferenti nel leggere la lettera di una giovane donna italiana che richiede il rilascio di una carta d’identità francese per non dover lasciare il suo paese d’adozione, o nello scorrere i registri con i nomi degli italiani che, migrando da Genova a Marsiglia, dovevano passare per la frontiera di Ventimiglia.

Un’esposizione in cui opere e oggetti esposti dialogano tra loro nella composizione di un quadro generale su tutti gli italiani, artigiani, artisti, operai, minatori, imprenditori e commercianti, qui ont fait la France. Non senza cadere, in alcuni casi, in qualche cliché…  d’altra parte si tratta pur sempre di storie di italiani raccontate con occhio francese.

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