Moda a Parigi: cosa ci ha colpito

Dopo la settimana della moda milanese, costretta in sei giorni, quella di Parigi si è dilatata in nove e tutti pienissimi. Un modo per ribadire che il prêt-à-porter è nato in Francia? Forse, come dice anche il nome intraducibile. Sfilate, presentazioni, eventi dappertutto: in location classiche e note o in luoghi inediti e sconosciuti, normalmente chiusi al pubblico. Tra le tendenze forti lo scambio dei ruoli, anticipato già in altre fashion week.

Così Martin Margiela, manda in passerella uomini e donne con capelli cotonati e tuniche sovrapposte che li rendono indistinguibili. Vivienne Westwood per Gold Label propone per lei e per lui gli stessi completi con stampe ispirate ai palazzi di Venezia. Città da salvare dall’invadenza dei ricchi compratori, come spiega il Save Venice su molti abiti. Chloé, come Paco Rabanne, gioca sulle trasparenze e i contrasti e contamina abiti sottovesti con tute da jogging. Anche Hermès accessoria le gonne a vita alta e i femmminili top con sneakers. Sia Valentino che Chanel scelgono il tema del viaggio, e Karl Lagerfeld per Chanel lo ribadisce trasformando il salone del Grand Palais in un aeroporto.

Kenzo in un hangar alla Villette ricostruisce una città immaginaria dove le modelle portano giacche assemblaggi di tessuti multicolori e broccati dorati. Oro anche per le gonne plissé soleil in patchwork di pelli morbidissime, disegnate da Marianna Rosati per DROMe. Miuccia Prada per la sfilata Miu Miu fa rivestire d’oro le pareti della salle hypostyle del Palais d’Iéna. Per le modelle, vestagliette in nylon che fuoriescono da giacche con decori geometrici o indossate sugli abiti, e pellicce a bandoliera…

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Il blog di Luisa Espanet: luisaespanet.blogspot.it

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