Corsica: storia d’amore e di birra

Pietra bicchiereFuriani, Corsica: la birra abita qui. Ma non da sempre. L’essere un’isola comporta sempre una certa autonomia di tradizioni, usi e costumi, solo parzialmente toccati dalle varie invasioni e migrazioni. Se c’è un’isola nel Mediterraneo dalla forte personalità e dalle peculiari caratteristiche anche orografiche, tanto da essere definita una montagna in mezzo al mare, questa è la Corsica. Un luogo che esercita un fascino e un’attrattiva particolari sui suoi abitanti, anche  (forse soprattutto) quando sono costretti a emigrare. E le loro storie, quindi, s’intrecciano sempre con il paese d’origine, rimpianto, amato, ricercato.

Corsica castagne

Per questo motivo la storia di Dominique Sialelli e del suo desiderio di tornare in Corsica merita di essere raccontata.  Dominique, corso, e la moglie Armelle, normanna, vivono e lavorano a Parigi. Ma ogni estate lasciare la Corsica diventa sempre più duro.  Sembra che sia proprio durante una di queste vacanze che i due scoprono, dopo un concerto dei Muvrini (acclamato gruppo locale), che non è possibile bere una birra corsa in quanto … non esiste.

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La coppia è tutt’altro che digiuna di marketing e questa scoperta stimola il loro progetto che avrà un duplice obiettivo: creare un prodotto ispirato al territorio che integri nella sua formula un ingrediente tipico e realizzare il sogno di tornare a vivere sull’isola. Viene scelta la farina di castagna  – da sempre utilizzata sull’isola come cereale – e inizia un biennio di studi ed esperimenti per valutarne le proprietà.

Nel 1996 Dominique e Armelle inaugurano il loro birrificio a Furiani, piccolo borgo non lontano da Bastia. Ecco in commercio la Pietra, che porta orgogliosamente in etichetta la scritta: “Biera corsa accumudata cu a castagna”. A bassa fermentazione di 6°, dal colore ambrato scuro, si sposa assai bene ai piatti corsi, soprattutto ai sapidi insaccati e alle carni.

Il successo è, se non immediato, molto rapido. Inizialmente la Petra si trova solo nei negozi che vendono i prodotti corsi, in bottiglie di vetro. Nel giro di un paio d’anni, non c’è ristorante che non la proponga e anche i supermercati delle catene francesi (e, da qualche anno, anche quelli italiani) la mettono in bella mostra, nelle diverse confezioni.

Seguono nel 1998 la bionda Serena di puro malto (e non è necessario andare lontano neppure per scoprire l’origine dei nomi, visto che Dominique è nato a Pietraserena!) e nel 1999 la Colomba, birra bianca aromatizzata con le erbe del maquis corso.

Nel 2015, l’ultima nata, la Pietra rossa, fruttata e intrigante, che deve il suo colore alla ciliegia e al lampone, vince la medaglia d’argento di un prestigioso premio del Ministero dell’Agricoltura francese.

E’ quindi una storia di successo quella di Dominique e Armelle  Sialelli, passati da una produzione di 2.500 ettolitri nel 1996 ai trentamila e più attuali, una storia che testimonia il forte legame dei corsi con la loro isola, il rispetto delle tradizioni e dei prodotti tipici e la capacità di proporli ai turisti come parte integrante della loro vacanza: sapori, colori, profumi di una terra unica e affascinante.

 

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