Ardèche: quella grotta del Paleolitico stramerita l’Unesco

ChauvetDita incrociate. E se andrà tutto bene, pronti anche a stappare una buona bottiglia, ovviamente francese, quindi Champagne. A giugno l’Ardèche si giocherà la possibilità di iscrivere la sua incredibile Grotta di Chauvet Pont-d’Arc nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco e noi di Vogliadifrancia.it facciamo ovviamente un tifo “all’italiana” perché ci riesca. by paolo galliani

Intanto chiediamo a voi, amici e lettori, di sostenere la candidatura presentata all’Unesco andando a cliccare sul sito ad hoc.  Ma il consiglio che vi diamo è anche quello di rintracciare sulla cartina di Francia la suggestiva zona delle Gole dell’Ardèche dove vent’anni fa tre giovani speleologi – Jean-Marie Chauvet, Christian Hillaire e Eliette Brunel – scoprirono abbastanza casualmente l’esistenza di una fenditura rocciosa nel terreno che si rivelò poi come una sorta di “Cappella Sistina” del passato, decorata all’interno da qualcosa come mille disegni su pareti e 450 raffigurazioni di animali e che 36mila anni fa probabilmente fungeva da santuario sciamanico e rituale.

Le chantier de l'Espace de restitution - 7 novembre 2013 - -® Abeillon - Grand Projet Grotte Chauvet  (4)

Una meta che vale da sola il viaggio (da Torino e Milano calcolare rispettivamente dalle 4 alle 5 ore) anche se ovviamente, per motivi di conservazione, la Grotta  non è mai stata aperta al pubblico. Tant’è. Presto (nel 2015) questa autentica meraviglia verrà riproposta in fac-simile, con una riproduzione fedele e minuziosa delle scene originali che raffigurano leoni alla caccia o in fase di accoppiamento, combattimenti fra rinoceronti ma anche mammouth, cavalli, orsi e felini, tutte incise a mano o con la pietra, in diversi casi colorate con ocra o carbone fossile.

Chauvet

Un progetto faraonico:  a Razal, 7 km da Vallon-Pont-d’Arc, stanno per essere ultimate cinque poli nel mezzo di un fitto manto boschivo che, viste dall’alto, comporranno sul paesaggio una gigantesca “zampa d’orso” e permetteranno al pubblico di rivivere la medesima esperienza sensoriale e lo choc visivo provati nel ’94 dai tre fortunati speleologi. Attualmente quello che si chiamerà La Caverne du Pont-d’Arc è una sorta di grande cantiere che è comunque visitabile e che rende già l’idea – con i suoi 3mila metri quadrati – dell’atmosfera e della magia di Chauvet. Se cercavate un’idea per il prossimo fine anno, l’avete trovata. E intanto, incrociate anche voi le dita!

Sostieni la candidatura Unesco della Grotta di Chauvet a questo link: www.lagrottechauvetpontdarc.org/la-candidature-unesco

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