Choc emozionale davanti ai nuovi musei di Marsiglia

mucem-euromed-marseilleProvence-Alpes-Cote d'AzurMuCEM e CeReM: visita nei cantieri delle “creature” museali, rispettivamente di Rudy Ricciotti e Stefano Boeri, in fase di ultimazione per la Capitale europea della cultura del 2013. by paolo galliani

Deve essere una nuova forma di voyeurismo quello che mi spinge a camminare per 20 minuti dal Vieux-Port per poi farmi largo fra macerie, ostacoli e scavatrici che campeggiano sulla spianata del Molo J4, perché – così dicono – è qui che Marsiglia sta preparando il grande botto: Capitale europea della cultura del 2013. Sarà. Anzi è sicuramente così, anche se francamente l’impressione è che ci sia qualche ritardo sulla tabella di marcia per il completamento delle opere. Poco male – penso – vorrà dire che se la loro inaugurazione non sarà a gennaio, sarà in primavera o giù di lì.

Chiacchiere. Ho camminato per 20 minuti non per fare disquisizioni ma per ammirare il MuCEM, il tanto conclamato Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo, disegnato da Rudy Ricciotti, l’architetto marsigliese che disegna edifici dando loro carne e ossa. Resto dieci minuti ad ammirarlo e se qualcuno mi osserva deve trovare che io abbia l’aria inebetita. È un gigantesco parallelepipedo piazzato qui, sulla spianata del Molo J4, puntellato alla possente e vicina fortezza quattrocentesca di Saint Jean da un passaggio sospeso e circondato da lunghi solchi che partono dal mare e vanno tutt’attorno. Ho l’appuntamento con l’architetto Roland Carta, 58 anni, che gestisce il progetto proprio con Ricciotti e che firma molti dei grandi progetti destinati a cambiare la città. È lui a svelare l’arcano: ci sarà una darsena che s’infiltrerà fra il Mucem e il forte e girerà tutt’attorno, come una specie di mare interno. Giusto per gradire e per rimanere a bocca aperta: ci resterò per quasi un’ora. Perché Carta, paladino delle mutazioni urbanistiche, è un libro aperto e un fiume in piena. Si presta a fare da guida attorno e dentro questa enorme aerea destinata a diventare l’emblema di Marsiglia, esattamente come lo è l’Opera a Sydney: un voluminoso parallelepipedo rivestito da pareti che evocano le reti dei pescatori o i rami di un albero, fra cemento, vetri serigrafati, rampe elicoidali e appunto una passerella-prolungamento fino al vicino forte Saint-Jean, quasi fosse un suo prolungamento: qui lo spazio espositivo sull’origine della magia, sul circo, più in là un zona dove valorizzare arte e collezioni del mondo passato e di quello contemporaneo, fra reperti egizi, elementi della cultura medievale, opere d’ispirazione religiosa, oggetti che i popoli del bacino mediterraneo hanno usato e plasmato. Si sale e si scende, si svolta e si rientra, fra operai e carpentieri che stanno ultimando i lavori nella parte interna e scorci suggestivi sul mare vicino e sull’ingresso del Vieux-Port. C’è un salone pieno di luce che si affaccia sul Mediterraneo e che ospiterà concerti e proiezioni cinematografiche. Arriva la dritta: qui aprirà anche un bar, una brasserie e una scuola di cucina dello stellatissimo chef Gérald Passédat – 3 stelle Michelin a Le Petit Nice lungo la Corniche Kennedy –. E in cima a un passaggio elicoidale, parte la promenade sospesa per aria che collega alle fortificazioni volute dal re René nel 1447 che hanno sempre conservato le loro munizioni ma che hanno smesso di fare paura.

L'esterno del MuCEM

Progetto dell’esterno del MuCEM

L'interno del MuCEM

Progetto dell’interno del MuCEM

Uno choc visivo. Ma è solo il primo atto. Il secondo è proprio a fianco del MuCEM ed è anch’esso in fase di ultimazione. È il CeReM, il sorprendente Centro Regionale del Mediterraneo disegnato dall’architetto milanese Stefano Boeri ed è un altro spettacolo: una grande “C” letteralmente tagliata a metà da una darsena, con un’enorme tetto a sbalzo sospeso a 19 metri dal suolo che racchiude spazi destinati a ospitare esposizioni permanenti e temporanee, concerti, incontri internazionali, conferenze sulle culture del sud e del nord del Mediterraneo e due terzi dell’opera sommerse perché da sotto, fra un agora e un auditorium, si possa guardare il mare che s’intrufola e le chiglie delle imbarcazioni che galleggiano. È il giovane architetto Mario Bastianelli, collaboratore di Boeri, a fare le presentazioni dell’agorà, dell’auditorium, delle sale per esposizioni temporanee e permanenti, degli oblò vetrati che permetteranno alla luce di entrare come su una nave in movimento. E mentre ne parla ha anch’egli l’aria del bambino stupito davanti a tanta costruzione.

Il CeREM

Progetto del CeREM

Dopo due ore di visite, con i taxi che non arrivano (malgrado le continue richieste telefoniche) e la polvere che invade le narici, mi verrebbe voglia di dire “… chiamatemi a Marsiglia quando avrete rimosso tutte le barriere, fisiche e metafisiche”. Ma sarebbe come chiedere a una rapper locale di farsi monaca e di intonare i salmi. La città in fondo mi piace così: un interminabile work in progress, con la sua spudorata anarchia, l’aria che ha spesso di essere come una nave sovraccarica, la sua pantomima quotidiana che però è vita reale, la sua differenza quasi incolmabile con le altre città francesi, spesso auto reverenziali e portate a guardarsi allo specchio per domandarsi “…chi è la più bella del reame?”. Perché Marsiglia è come un abito di Arlecchino: sbrindellato e sciupato, ma bello da morire. E a volte hai l’impressione che sia piena di clorofilla e ossigeno anche se di verde ne vedi proprio pochino. Tant’è. Mi incuriosiscono i percorsi interrotti, i cantieri perennemente aperti, gli edifici che non sono quello che erano ma nemmeno quello che saranno. Mi ricordano i sogni che avevo da piccolo quando volevo fare questo e poi quello ed ero convinto che ci sarei davvero riuscito. Alla mia tenere età, me li ritrovo ancora addosso.

Ecco di seguito le foto che ho scattato durante la mia visita ai cantieri: cliccando su una si apre una galleria con le immagini in grande formato.

 

 

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