Parigi: guida ai design hotel (1° puntata)

Di tendenza, chic, tematici, originali, ecclettici: li chiamano design hotel e boutique hotel, alberghi in cui la fanno da padrone creatività, personalità e charme da III millennio. Anche Parigi ne vanta ormai molti. by paolo galliani

Noiosa, la Parigi alberghiera, lo è stata per molto tempo. Nel mondo dell’hôtellerie, quantomeno prevedibile: lussuosi “palace” dai nomi roboanti e dai prezzi inavvicinabili e piccoli alberghi spesso anonimi e senza qualità, perché «… tanto in una città simile i turisti e i clienti non mancano mai».  Come dire: Parigi, metropoli decisamente in ritardo in materia di “accoglienza” rispetto a New York, a Londra e a Berlino.

Da qualche anno la ville lumière ha però voltato pagina: carta bianca ai designer più creativi, intriganti alberghi in quartieri defilati e apparentemente meno appetibili, camere che diventano piccole gallerie d’arte contemporanea, lobby dove sembrano incontrarsi l’Occidente e l’Oriente, stanze dove Apple convive con il bio, Internet e lo sviluppo sostenibile.

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Nel 2003 era stato Le Général a indicare la strada, primo, profetico design hotel 3 stelle di una capitale francese affamata di novità. E nel 2008 era stato Mama Shelter a occupare le pagine dei grandi giornali transalpini, curioso graffiti-hotel a due passi dal cimitero di Père Lachaise, nel XX° arrondissent, ideato dal vecchio patron di Club Med Serge Trigano e dal filosofo urbanista Cyril Aouizerate, con la complicità di Philippe Starck e dell’architetto Roland Castro. Per non parlare del BLC Design Hotel che aveva aperto i battenti l’anno successivo nell’XI° e dell’Hotel Gabriel, gioiellino a due passi da Place de la République.

Oggi Parigi pullula di buoni indirizzi singolari e bizzarri, intimi e innovativi, “3 o 4 stelle” dai prezzi in genere abbordabili o quantomeno non esagerati e un’infinità di boutique hotel e design hotel, eleganti ma “senza la cravatta”, insomma senza la pesantezza dei “palace” tradizionali. Giocano con l’edonismo e con il desiderio di stupire gli ospiti, stravolgendo i codici estetici tradizionali e creando continue allusioni, evocazioni, allegorie perché oggi il lusso non basta, il cliente vuole lo spettacolo, ma sposando a volte il minimalismo quasi conventuale perché “la migliore sorpresa è non sorprendere”, con decori degni dei film di Ridley Scottc come Blade Runner. Rintracciarli è diventato un gioco di seduzione, un corteggiamento, una caccia al tesoro che, se ci seguirai nei prossimi giorni, ti regalerà tanti indirizzi speciali!

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