A febbraio, Tolosa “la rosa” odora di viola

Fondenti

Tolosa

Mentre gli innamorati si apprestano a festeggiare San Valentino, Tolosa celebra la Viola dedicandogli una festa il 4 e 5 febbraio. Quando l’ho letto, è stato un lampo: mi è venuta in mente “Ricordi sbocciavan le viole” del grande Fabrizio… by martine buysschaert

Sì perché la Viola, fiore timido per antonomasia, è propria dell’amore nascente e delle sue promesse. Che parla ai sensi ma bisbigliando, che li solletica accarrezzandoli. È il fiore della scoperta.

O della riscoperta. Io a Tolosa – la Città Rosa (per via del colore dei suoi egregi monumenti) – ci sono stata, ma parecchi anni fa, quando ancora la Fête de la Violette non era nemmeno nei pensieri di chi l’avrebbe poi inventata. Sapevo per averne letto di questa produzione locale, nata nel 1855 e poi sviluppatasi notevolmente nella prima metà del Novecento al punto da essere esportata in tutta Europa e persino nell’Unione Sovietica: i produttori di allora erano diverse centinaia dediti a coltivare una ventina di ettari. Ma te lo immagini: un vero e proprio “mare” di viole. Poi ci fu quel rigidissimo inverno del 1956 a rovinare tutto, creando perdite ingenti. Ci vollero una trentina di anni per rissollevare le sorti della “signorina viola”. Fu l’agronomo Adrien Roucoulle a battersi per evitarne l’estinsione creando tra l’altro un “conservatorio” per la sua salvaguardia. Nel 1992 nasce la cultura in vitro della Violette de Toulouse l’anno dopo un’associazione, Terre de Violettes, composta da operatori del settore e appassionati, impegnata a promuoverne l’immagine, “concime” ormai essenziale per qualsiasi “prodotto tipico”.

La festa della viola è “figlia” di quell’impegno passato e oggi, nella monumentale e neoclassica Place du Capitole – il Campidoglio locale – viene allestito un vero e proprio Eden sul tema, con tanti gazebi bianchi e appuntiti a offrire riparo a bancarelle colme del fiore e dei suoi derivati. Sono esposte con orgoglio le collezioni delle serre municipali con 130 cultivar della specie come canina, gracilis, odorata, mammola e persino la Viola cornuta.

Profumo alla viola

Ma le viole non appagano solo la vista. Ce ne è – in tutti i sensi – per tutti i sensi! Per il gusto abbondano sciroppi, liquori, mieli, specialità culinarie, dolciumi come gli originali bonbons à la violette – squisiti fiorellini fondenti. Essenze, profumi, candele, incensi per l’odorato. Massaggi e trattamenti con latte di Viola per il tatto: tra l’altro questa sesta edizione ha per tema proprio il benessere. Insomma un appuntamento per conoscere “tutto quello che avresti voluto sapere” sulla viola, “ma non avevi mai osato chiedere”.

Liquore di viola

Come per esempio la ricetta dell’aperitivo Kir imperiale alla viola (procurati gli ingredienti in loco), ben spiegata nel sito di Luchon (una cittadina nei vicini Pirenei): intanto immergi il bordo superiore di una flûte nel succo di limone, quindi nello zucchero aromatizzato alla viola. Metti in fondo alla flûte un fiore cristalizzato e 1/10 di liquore di viola, quindi 9/10 di champagne ben fresco. Infine, brinda e bevi (in compagni mi raccomando!).

Delle altre meraviglie di questa città dinamica – mi verrebbe da dire “una Nantes del sud” –, avrò presto occasione di riparlarti: tra l’ingente patrimonio artistico e culturale – dal monastero medievale degli Agostiniani (oggi Museo di belle arti) alla Cité de l’Espace, il parco scientifico dedicato allo spazio e l’intensa vita sociale –, il suo essere “capitale francese del tango argentino” e città “spanoleggiante” mi prenoto per parecchi post! A presto.

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3 thoughts on “A febbraio, Tolosa “la rosa” odora di viola

  1. Pardonnez-moi, ma a me viene in mente questa:
    http://www.youtube.com/watch?v=Y5JwJxutbwU.

    Che comincia così:

    «En ce temps-là, je vivais dans la lune
    Les bonheurs d´ici-bas m´étaient tous défendus
    Je semais des violettes et chantais pour des prunes
    Et tendais la patte aux chats perdus.»

    Ma finisce cosà:

    «Mais le temps passe et fauche à l´aveuglette
    Notre amour mûrissait à peine que déjà
    Tu brûlais mes chansons, crachais sur mes violettes
    Et faisais des misères à mes chats.»

    Est-ce qu’il pensait à Toulouse M. Brassens?

    • Gino,
      non è dato sapere se la(e) fanciulla(e) alla(e) quale(i) si rivolge Brassens nella canzone (che la tua segnalazione mi ha permesso di risentire con grande piacere) fosse di Tolosa. Di certo mi piace l’idea di questa ricerca “della violetta perduta”… Chissà se qualche nostro lettore ha voglia di procedere?

  2. FAVIT RAFFAELLA 1 giugno 2013 at 12:56 - Reply

    AMO MOLTO LE VIOLETTE e le ricette a base di violette.stupenda festa e bella la Francia.son molti anni che desidero andarci…prima o poi lo farò.grazie per l’articolo.

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