Pays de la Loire: quando l’Atlantico ti cura

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Pays de la Loire

Pays de la Loire

TALASSOTERAPIA: una parola magica per me. Mentre ripenso alla mia prima esperienza di “cura del mare” – che ora ti racconto – rifletto a quali mete di benessere ti proporrò per l’ormai prossima primavera.  by martine buysschaert

La mia amica di Nantes mi ha chiamato ieri notte. Aveva letto il post dedicato alla nostra simpatica serata alla Cigale. Non solo: era insieme a Isabelle e Marina, altre due perle di donne conosciute durante le mie peregrinazioni nei Pays de la Loire. Poi c’era anche lui, Paolo, sì, proprio il Galliani di vogliadifrancia.it che ogni tanto vi porta a spasso ed è ora in trasferta per qualche giorno nella città di Jules Verne. Che calore sentirli tutti insieme, un po mattacchioni con le battute e i calembours (giochi di parole) che tanto si addicono alla lingua francese. Finita la cena tardiva con mio marito e Ophélie, la bionda figlia di mio fratello arrivata ieri dal Belgio per una “Roma immersion”, fu presto l’ora di andare a letto. Ma non riuscivo a dormire: così ho tirato fuori i miei appunti di tanti anni fa e mi sono divertita a rileggerli. Oggi ho deciso di trascriverne uno. Lo usai, tra l’altro, per una piccola pubblicazione uscita con Weekend Viaggi, una rivista che allora andava per la maggiore, nascondendo la mia identità dietro a quella di una mia amica brasiliana: allora non esistevano i blog ed era un guai parlare in prima persona in un articolo! È, come ieri per le ostriche e il branzino della Cigale, sempre collegato al mare. Si vede che il mare è come un grande grembo dove, nei momenti più grigi, faccio sempre ritorno. Ecco il brano, pur con qualche taglio e ritocco per non farla troppo lunga.

“Ero stanca, sfinita, esausta. Il libro era finalmente pronto. Ma che fatica! Quattro mesi di stress, di lavoro continuato, di arrabbiature e problemi vari. Ma ormai era tutto finito, e anche bene. Anzi benissimo. Basta! Ero decisa: mi sarei presa una settimana di ferie, di meritato riposo assoluto. A casa? Neanche per sogno: la casa editrice – e i bambini – mi avrebbero perseguitata. In qualche isola esotica? La sola idea mi stremava… Non riuscivo proprio a decidermi. Poi ci fu la telefonata casuale di Marie. Le esposi sconsolata i miei dubbi. Lei mi parlò dei centri di talassoterapia lungo la costa atlantica della sua regione, i Pays de la Loire.

“Non sono mica ammalata” le dissi e aggiunsi, quasi offesa “e poi, quella roba è per vecchi e disabili”.

Marie scoppiò a ridere: “guarda che ti sbagli, io sono sana come un pesce e ci vado un fine settimana ogni trimestre! Vieni, dai. Fidati, sono convinta che tornerai entusiasta”.

“Era destino” pensai. Pochi giorni dopo presi l’aereo Milano-Nantes. Marie era lì all’aeroporto che mi aspettava, più in forma che mai. “Ma come farà a essere sempre così scattante nonostante i suoi ‘anta’ ben suonati!” pensai con una punta d’invidia. Saltammo in macchina. Da Nantes alla costa è un attimo. Giusto il tempo di scambiarci qualche affettuoso pettegolezzo sugli amici comuni.

Arrivammo al centro di talassoterapia, una bella costruzione tutta legno chiaro e luce. Fui stupita di vedere tanta gente giovane e bella che gironzolava nei corridoi. A dire vero, avevo immaginato un pubblico più maturo e lo dissi a Marie. “Guarda” rispose canzonandomi un po’, “chi frequenta la talassoterapia invecchia più lentamente e con più brio”.

La signorina dell’Accueil ci fece accomodare. Diede a ognuna asciugamani, accapatoi e tutto l’occorrente. Poi il medico ci sottopose a un checkup completo: “È per programmare meglio i trattamenti” mi disse con un sorriso rassicurante e aggiunse “Si rilassi pure!”. In attesa dei risultati, elaborati dai computer, il medicò ci assegnò una doccia. “Potevo farmela anche a casa” pensai un po’ delusa… Guardai Marie con un pizzico di rancore. Lei continuava a sorridere! Capii presto il perché. Che strana doccia! Finissimi ma potenti getti d’acqua di mare mi massaggiavano il corpo, risalendolo piano piano ma intensamente dalle caviglie fino al collo. Una goduria!

Finita la doccia Marie mi guidò attraverso il centro. Era una habituée e si vedeva. Tutti la saltutavano cordialmente, le chiedevano notizie del suo cagnolino. Insomma sembrava stesse a casa di amici. “Andiamo alla Jacuzzi” disse. Comodamente sedute fummo “sottoposte” – si fa per dire parlando di un supplizio davvero piacevole – a un bagno ribollente con applicazioni di alghe. Che meraviglia: non mi sembrava vero. Sentivo distendersi uno a uno i muscoli, il corpo, la mente…

Poi vennero i massaggi, ogni volta presentati dalle signorine con il nome appropriato: palpé-roulé, réflexe, circulatoire. “Bene, bene” pensai, “così aggiorno pure il mio francese”.

Passammo l’inizio del pomeriggio nel solarium a scherzare con altri clienti del centro. Poi qualcuno, impavido, ci invitò al golf (noi, due schiappe 100%: una figuraccia! ma tante risate). Rimediammo con una bella galoppata sulla spiaggia. La serata volò via in un grazioso ristorantino, mangiando ostriche e crostacei (ah, ma allora è una fissa!). Era il primo giorno della mia vacanza. Eppure mi sembrava essere partita da un secolo.

Prima di rientrare in albergo, finimmo la serata con una lunga passeggiata sulla spiaggia, un po’ silenziose, ascoltando il mare. E che mare! È incredibile la forza dell’oceano – per me ormai abituata al Mediterraneo, ancora di più –, la sua presenza, il suo vigore. “L’Atlantico è un mare profondo, un mare virile” disse Marie, che ama le allegorie… “Già” pensai “e oggi ho avuto la mia prima giornata di Atlanticoterapia”.

E per chiudere ti metto il video di Sergio Cammariere che canta Il mare, versione italiana della dolce canzone di Charles Trenet.

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