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La torta dell’Epifania: re o regina per un giorno

Questa mattina mi sono svegliata con un ricordo d’infanzia legato al 6 gennaio, che per i bambini italiani è il giorno della Befana, mentre per quelli di lingua francese è il giorno dei Re Magi. Ovvero l’unica occasione dell’anno in cui i bambini possono diventare re o regina per un giorno, serviti e riveriti con gli onori del caso, con tanto di corona dorata e capricci a volontà. Per vincere l’ambito privilegio vi è però un rituale preciso, che ora vi racconto. by martine buysschaert

Intanto la vigilia la nonna preparava la Galette des Rois, una torta di pasta sfoglia al rovescio farcita con crema di mandorle, nel cui impasto aveva, come da tradizione, nascosto un seme di leguminosa, a volte una fava, a volte un fagiolo. Sopra la torta poggiava una corona dorata che per anni, ingenuità infantile aiutando, ho creduto essere davvero d’oro. La mattina del 6, la mamma ci faceva sedere tutti intorno al tavolo con gli occhi chiusi, impugnava il coltello e divideva la torta in tanti spicchi quanti erano i presenti. A quel punto interrogava uno di noi, a turno, con la formula “a chi va questa?”, finché ognuno aveva dentro il piatto la sua porzione. Poi riaprivamo gli occhi e con il fervore tipico di chi spera, addentavamo la torta con mani e occhi alla ricerca spasmodica dell’oggetto del desiderio! Passavano pochi secondi perché il vincintore – guarda caso sempre uno di noi bambini – si facesse avanti con clamore esagerato.

Il vincitore

Dopo le acclamazioni generali (anche se c’era sempre chi rosiccava per l’occasione perduta…), il vincitore poteva eleggere l’altro membro della coppia regnante. Quindi, se vinceva una delle tre sorelle, data la prematura scomparsa di nostro padre, l’unico “re” possibile era nostro fratello, mentre se il seme toccava a lui, la regina era o la nonna o la mamma! Insomma il vero vincitore era sempre e comunque lui: trita e ritrita storia di gelosie infantili. Ecco forse perché la mamma ci obbligava a chiudere gli occhi, spiegandoci che era una sana misura anti-imbroglio; in realtà, le consentiva cammin facendo di “convincere” la fortuna a essere equa. Sì, perché anche la fortuna ha bisogno di aiuto.

Di quel rito ho un ricordo caloroso e mi spiace averlo perpetrato solo per pochissimi anni dell’infanzia dei miei ragazzi. Prometto, il prossimo 6 gennaio lo proporrò alle mie adorate nipotine. Perché i riti fanno bene ai piccoli ma anche ai grandi…

© Sigrid – Cavoletto di Bruxelles

Della Galette des Rois esistono mille ricette, ma preferisco affidarmi a quella proposta dalla simpatica (come me) Sigrid, la belga (come me) che vive a Roma (come me), e regala nel suo blog ricette collaudate e molto convincenti con gli ingredienti reperibili in Italia: clicca qui e metti le mani in pasta. Poi, per favore, facci sapere!

Come sai, abitudini e costumi evolvono continuamente. Ho trovato in un sito francese – clicca qui per vederlo – le nuove tendenze 2012 legate alla Galette des Rois. Io continuo a prediligere quella tradizionale, ma de gustibus e, anzi, a qualcuno può farvi venire in mente anche qualche nuova idea.

Auguri a ciascuno di voi per un anno pieno di luce come quella che inonda Roma oggi.

One Comment Post a comment
  1. mari #

    bello…

    gennaio 6, 2012

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