Capodanno a Parigi: Moulin Rouge o Pompidou?

T. Lautrec

Parigi

Appuntamenti in quel di Parigi a cavallo tra 2011 e 2012. Ricchi premi&cotillons o spunti di riflessione su passato, presente e futuro? È tutta questione di De gustibus o c’è dell’altro? Ci tenta con le sue proposte “altre” Diego Vincenti, una penna new generation e new entry in vogliadifrancia.it.

by Diego Vincenti

© Moulin Rouge

Place Blanche, 82. Montmartre. Vi dice qualcosa? Certo, cominciare con il Moulin Rouge un pezzo sugli appuntamenti culturali in quel di Parigi, può sembrare curioso. Ma c’è da considerare che vent’anni di televisione berlusconiana possono creare qualche cortocircuito. Ed è un attimo confondere il Pompidou con le curve delle francesi più belle. Quindi, se avete 650 euro da spendere per ballare circondati da fiumi di glitter e champagne Crystal, l’indirizzo ce l’avete. Fatti vostri. E tornati a casa, ci vorrà solo un po’ di faccia tosta per raccontare in quale meravigliosa esposizione d’arte vi siete imbattuti… D’altronde sono giorni adulti, si sbaglia da professionisti (Paolo Conte).

© Cyprien Gaillard

Eppure ci vorrebbe soltanto un po’ di purezza, soprattutto nello sguardo. Solo così avvicinandosi alla monumentale UR (Underground Resistance and Urban Renewal) di Cyprien Gaillard, ci si rende conto che l’opera non è altro che un passaggio. Fra un mondo e un altro. È questo il primo impatto dell’omonima mostra che l’Espace 315 del Centre Pompidou dedica fino al 9 gennaio al giovane artista francese (trentenne), vincitore del Prix Marcel Duchamp 2010. Due lettere. Il nome di un’antica città mesopotamica dai rimandi biblici. Una U recuperata dalla demolizione del Forum des Halles, una R di marmo tunisino. Il resto è gioco di specchi, di Geographical Analogies vissute attraverso composizioni di polaroid. Associazioni mentali, fra spazio e tempo. Non se ne rimane indifferenti. Mentre si passeggia all’ombra della gigantesca installazione scultorea Peruvian Structures.

© Kusama

Nelle altre sale gente come Munch e Yayoi Kusama. Il primo è ospite fino al 23 gennaio con la mostra L’Œil moderne, centoquaranta opere che analizzano un artista e un uomo profondamente calato nel proprio tempo, ben oltre la facile associazione con l’angoscioso Urlo. Fino invece al 9 gennaio la personale di Yayoi Kusama. L’anziana artista giapponese (classe ’29) stupisce sempre con le sue installazioni policromatiche, la fissa per i pois, quegli spazi enormi in cui interagire e dove gli occhi si confondono. Si diviene un tutt’uno con l’opera. Bel modo di perdersi ed evitare feste posticce o balli di gruppo. Sempre che non si parli (ovviamente) di un Godard d’annata.

Lasciatevi andare. E imparate i passi di Anna Karina, potrebbe essere la volta buona che a Capodanno vi divertiate sul serio. Noi intanto aspettiamo in video le vostre coreografie. Intratteneteci.

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