Mangiare gli scogli e come farli mangiare agli italiani

huitres plates

© villa-vacances-bretagne.fr

La metafora dello scoglio mi piace per il suo duplice legame con le ostriche.
Per assonanza di gusto l’esperienza di abboccare un’ostrica cruda ricorda in maniera sorprendente gli schizzi di oceano che ti raggiungono quando siedi in contemplazione su una scogliera ammirando l’acqua salata. Vi invito a farlo anche durante la bassa marea, quando tutto si trasforma in un mondo alieno nel quale anche le barche scelgono di stare sulle loro gambe.

Per dissonanza tattile lo scoglio duro, ruvido e tagliente è antitesi al morbido, fluido per non dire “viscido” muscolo che non ammette indecisi nell’amarlo. Per un francese lo “scoglio” del primo assaggio di un’ostrica cruda avviene di solito in tenera età, in uno dei primi giorni natalizi della sua vita. Per un’italiano è un affare tutt’altro che scontato!

Nella mia esperienza di famiglia “europea” l’approccio è stato precoce e la mia propensione curiosa in cucina mi ha fatto amare anche questo frutto di mare. Nella prima vacanza con la mamma delle mie figlie, ormai più di 15 anni fa, a Cancalle ho visto l’incontro di un’italiana quasi adulta e scettica con la sua prima ostrica!

La scenografia che offrono i ristorantini sul mare di Cancalle sono stati il primo elemento decisivo. Ne scelsi uno ricavato all’interno di un battello “arenato”. Al nostro ingresso la colonna sonora dello scricchiolio delle assi di legno mancava solo del ritmico battere della gamba di legno di un capitano pirata!

L’amore per le cozze è un tasto importante. Essendo diciamo sdoganate dalla nostra abitudine al loro consumo. Il consiglio è quello di andare a mangiare un’altro dei piatti tipici dell’oceano e sicuramente più facile all’approccio, cozze in umido e patatine fritte. La combinazione ti sarà nuova ma non ti deluderà! Per dessert prenditi una mezza-dozzina di ostriche.

Huitres plates

© alacasserole.blogspot.com

Plate de Cancale

L'ostrica Plate de Cancale

Nella scelta della prima ostrica mi sento di consigliarti il tipo plate, più piatte e arrottondate. Sono più rare, anche se è la varietà veramente autoctona, e forse più care ma penso valga la pena. Il primo approccio è importante. Di solito il loro muscolo è più sodo, contengono meno acqua di mare e sono di taglia inferiore.

Non spaventarti se la prima non ti entusiasma. Non forzarti a mangiarne altre se non ti va. Il primo assaggio secondo me “pianta” nel tuo cervello il seme di un sapore che non dimenticherai. A noi è successo così, il primo assaggio non aveva entusiasmato ma due giorni dopo in riva all’oceano la voglia di rigustarlo è venuta da sola.

Un altro accorgimento è quello di utilizzare un condimento, spesso disponibile sul piatto di servizio, fatto di vino bianco cipolla cruda e pepe nero o simili. Metterne un cucchiaino dopo aver scolato l’acqua di mare e pretagliare il muscolo in due parti. Questo non è per niente ortodosso ma diminuire la quantità prendendone un pezzo alla volta credo funzioni.

L’ultima dritta per chi proprio non riesce ad abboccare il muscolo crudo è quella di disporre le ostriche aperte su una teglia e condire con un ricciolo di burro-prezzemolo-aglio-pepe  e metterle 10 minuti in forno molto caldo. Io lo faccio sempre con le ostriche che mi avanzano il terzo giorno, quando non sono più affidabili al 100% crude.

Pousse en Claire

L'ostrica Pousse en Claire IGP ©gourmetise.com

Per chi è già di secondo livello invece non posso che consigliare le meravigliose Pousse en Claire (IGP, label Rouge). Sono molto carnose ed hanno un gusto unico legato al periodo passato in “vasche” naturali di argilla. Mi fanno venire la marea alta in bocca anche solo in foto!!!

Buone dozzine a tutti!

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5 thoughts on “Mangiare gli scogli e come farli mangiare agli italiani

  1. E’ vero! solo a vedere le ostriche in foto mi viene una voglia…mi ci vorebbe proprio una bella dozzina di Pousse en claire. Chi sà, ipotizzare una loro circumnavigazione per farle approdare sull’adriatico?

  2. Ho conosciuto le ostriche in viaggio di lavoro a Londra (sic!) diversi anni fa e da allora non ho fatto altro che perorarne la causa con gli amici e mio marito, tipo prudente, senza avere il coraggio di cercarle e comprarle.
    Finalmente, nel 2010 la prima vacanza in Francia continentale (perché, si sa, la Corsica -che conosciamo come le nostre tasche- non è “Francia”) e qui la rivelazione, anche per lui. Sopratutto per lui!
    Ma comprarle in Italia…sono così tristi… sette, otto, completamente asciutte in quella cassettina di legno…spesso a prezzi esosi…quando hai negli occhi le montagne di frutti madreperlacei freschi e profumati di mare….
    La vacanza 2011, naturalmente, è stata progettata con lo stesso obiettivo e, fin da ora, stiamo pensando alla prossima, e…., e…., e….

    • Devo ammettere che io in Italia non riesco a comprarle! Sono brutte e care.
      Ho la fortuna di andare in Francia e mangiarne, ma sopratutto ho due zii in Belgio che hanno una pescheria e sono innamorati dei prodotti Italiani. Vengono dunque da noi almeno due volte l’anno per comprare Verdicchio e Olio d’oliva e ci portano spesso una cassetta o due di ostriche meravigliose. Certo la nostra fortuna è difficile condividerla ma mi lancio alla ricerca di qualche amico francese che sa dove comprarle anche qui da noi in Italia! Dimmi in che regione state e potrò aiutarvi.
      Devo dire che i nostri fornitori belgi portano anche altri prodotti che meriterebbero un’approfondimento. Birra belga con vuoti a rendere, bio possibilmente. La Salicornia, un’alga squisita se scottata in acqua bollente e condita in insalata, un po’ come i “roscani” o “barba dei frati”. Ma sopratutto portano delle aringhe in salamoia da mangiare crude appena sfilettate e passate su di un trito di cipolle crude. Quest’ultima delicatezza ha un impatto simile a quello delle ostriche sugli sciettici, ed è anche altrettanto soddisfacente superato il primo scoglio!
      ciao e a presto

      …evviva i piatti a piramide straboccanti di frutti di mare!

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