Nantes: la città infinita, in mutamento perpetuo

© P. Gérard

Pays de la Loire

Pays de la Loire

Un video “muto” che vale mille parole, che racconta d’inquadratura in inquadratura una città dove il dinamismo sembra l’unica legge. Un viaggio surreale eppure terribilmente reale in una Nantes sempre e comunque imprevedibile. by martine buysschaert

Solo Nantes poteva presentarsi così, attraversata da un cowboy urbano in groppa a un cavallino da giostra “zompettante” che bussa al portone della cattedrale o da un uomo ragno con al collo la sciarpa del calcio Nantes che per salire la Tour de Bretagne prende l’ascensore! Assurdo! Poetico! Décalé come dicono i francesi, ovvero “fuori asse”. Surreale! Un po’ come la Torre Eiffel a testa in giù!

© Gino Maccarinelli - Daniel Buren e Patrick Bouchain - Gli annelli

Non a caso, Nantes fu tanto amata dai surrealisti. Perché ce l’ha nel sangue, quel “umour” senza “h” che teorizzava e praticava uno di loro, il dandy Jacques Vaché, figlio della città. Perché è nella sua natura doppia – “Né del tutto terrena né del tutto marittima: né carne né pesce – solo quello che ci vuole per fare una sirena” scrive Julien Gracq, lui nantese di adozione. Perché è capace di sorprende: “È forse l’unica città di Francia, insieme a Parigi, dove ho l’impressione che mi possa succedere qualcosa che valga la pena” sostiene André Breton. D’altronde come poteva non essere “avventurosa” la città dove nasce Jules Verne!

© Nautilus Nantes / J.Do Billaud - Lieu unique - Il bar

Ma lasciamo perdere questi riferimenti troppo “intellettuali”. Ti basta aprire gli occhi e correre il tuo viaggio insieme ai quei ragazzini con lo skateboard sotto le zampe dell’elefante meccanico, sul ponte levatoio di un castello quasi millenario, lungo le scale improbabilmente innevate di una galleria ottocentesca o nelle sale del museo di belle arti, dentro gli spazi recuperati di una ex fabbrica di biscotti o sul palcoscenico di un teatro lirico, seduti al tavolo di una brasserie storica a mangiare ostriche o lungo uno dei due fiumi (la Loira e l’Erdre) che la lambiscono… scegli tu: “questa non è una città” – parafrasando Magritte –, è un continente.

Io amo Nantes – penso che si era capito – e non solo per quello che è e quello che diventa, giorno dopo giorno, al passo con il terzo millennio, dinamica, audace, sfrontata come solo chi spera riesce a essere. La amo anche perché è la città della mia migliore amica, anche lei assai “surreale”, che da tempi immemori ha contribuito non poco a farmi conoscere e amare il suo regno. Nei prossimi giorni vi regalo qualche dritta: seguimi!

P.S. Di Nantes avevo già parlato in un articolo precedente: clicca qui per vederlo!

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