In treno con il cinema: dai fratelli Lumière a Truffaut

Noi due senza domani - P. Granier-Deferre

Dai fratelli Lumière a Blier, passando per Renoir e Demy, molti cineasti francesi hanno raccontato storie che corrono sulle rotaie. Classici per spettatori amanti del treno e viaggiatori del grande schermo! by Martine Buysschaert

Correva l’estate del 1896 quando Auguste e Louis Lumière posano la loro cinepresa sul binario della stazione di La Ciotat: L’arrivée du train è un corto di 55 secondi con un via vai di passeggeri “vestiti a festa”. Da allora il cinema francese non ha smesso di intrattenere relazioni intime con il mondo ferroviario, teatro privilegiato del movimento – circolazione delle macchine e degli uomini – e della velocità che allora coinvolse il mondo.

Vagone letto per assassini - Costa-Gavras

E lo ha fatto inseguendo le ossessioni dei suoi registi: il fantastico nel Viaggio attraverso l’impossibile (Voyage à travers l’impossible, 1904) di Georges Méliès, il dramma in La rosa sulle rotaie (La roue, 1923) di Abel Gance. Oppure raccontando di separazioni in Les Parapluies de Cherbourg (1964) di Jacques Demy o di improbabili incontri in Notre histoire (1984) di Bertrand Blier, con Alain Delon. Narrando fughe – Noi due senza domani (Le train, 1973) il film franco-italiano diretto da Pierre Granier-Deferre (bella intervista del regista sempre che si capisca il francese) –, omicidi – Vagone letti per assassini (Compartiment tueurs, 1965) di Costa-Gavras –, e delitti – Il cervello (Le Cerveau, 1969) di Gérard Oury. E che dire del drammatico L’angelo del male (La Bête humaine, 1938) che Jean Renoir ha tratto dal romanzo omonimo di Émile Zola: di grande potenza la sequenza inziale girata nell'”inferno” della cabina di pilotaggio di un treno a vapore. Così come spettacolare è il derragliamento del treno tedesco in Operazione Apfelkern (La bataille du rail, 1946), un dramma-documentario che racconta la cosiddetta “resistenza di ferro” dei ferrovieri durante l’occupazione tedesca. Più recente e con una carrellata iniziale emblematica di come il cinema e il treno sembrano fatti l’un per l’altro, è Ceux qui m’aiment prendront le train (1998) di Patrice Chéreau.  E per chiudere in leggerezza, cito anche Les Femmes (1969) di Jean Aurel – per la cronaca, il regista è nato in un vagone-letto! – in cui uno scrittore a corto d’ispirazione viaggia in treno con la sua segretaria e musa (Brigitte Bardot) nella speranza di trovare nuovi impulsi!

Gli anni in tasca - Truffaut

Film di ogni genere quindi, ma con un filo rosso: il treno, peraltro attore non protagonista di molte altre pellicole del cinema francese. Uno per tutti Truffaut che “cita” stazioni e treni in tanti suoi film, da Jules et Jim (1962), La sposa in nero (La mariée était en noir, 1968),  Le due inglesi (Les deux anglaises et le Continent, 1972) a Gli anni in tasca (L’argent de poche, 1976).

A parte gli scherzi, mi sa che quando farò la tratta Milano-Parigi con il nuovo TGV, mi dedicherò a frugare in rete alla ricerca di nuovi titoli… Lo sai ormai quanto mi piace il treno!

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