Alsazia: la strada dei vini, un campionario di sorprese

© Frantisek Zvardon – La collina di Scharrach vista da Dangolsheim

© Frantisek Zvardon – La collina di Scharrach vista da Dangolsheim

Alsazia

Villaggi fioriti, grossi campanili romanici o gotici su cui spesso campeggiano le cicogne, mercatini settimanali dove la gente parla francese ma anche un idioma (l’alsaziano) che strizza l’occhio al tedesco e un’infinità di aziende vitivinicole alternate a winstub e cantine di degustazione, giusto per ricordare che questa è una terra che venera Bacco più dei santi patroni. Ecco cosa offre la strada dei vini d’Alsazia a poche ore di strada dall’Italia.

Mettersi in auto e trovarsi in una Francia tutta particolare a sole 4 ore da Milano e a un niente da Basilea e dal confine svizzero. Ci pensano cartelli e segnaletiche piene di grappoli d’uva a evocare questa strada dei vini ritagliata ai piedi delle pendici orientali dei Vosgi. Debutta a Thann e punta verso nord in direzione di Strasburgo facendosi beffe dell’autostrada che appena sotto taglia la pianura. Ed è proprio un campionario di sorprese.

“A piccole dosi. Non è mica un’autostrada!”. Aveva ragione il vignaiolo di Mulhouse: sono solo 170 chilometri, chilometro più, chilometro meno. Ma vista sulla carta, la Route des vins d’Alsazia traccia il su e giù di un cardiogramma. In auto pare di guidare su una pista da “slalom speciale”. E dopo soli venti, trenta chilometri, una dozzina di castelli, altrettanti villaggi con le belle case lignee a graticcio e impeccabili filari di vitigni che s’inerpicano lungo i dolci rilievi dei Vosgi, cominci a pensare che non si possa vedere tutto.

E allora si va per istinto, per sentito dire, per inerzia. Imperdibili i paesini di Eguisheim con 3 cerchi concentrici attorno al castello; Turckheim, belle case a graticcio e rinascimentali; Riquewir, fortificazioni, case e cortili del XIII, XV e XVII secolo; Hunawihr con un centro di reintroduzione delle cicogne; Ribeauvillé dominata da tre castelli; Berghiem, bastioni del XIV secolo e belle case fiorite; Mittelbergheim, splendidi frantoi del XVII secolo; Marlenheim, la porta più settentrionale della Strada dei vini.

Come se fosse possibile dimenticare Colmar, la capitale dell’Alsazia meridionale (Haut-Rhin), fotogenica e bella come il sole, capitale dei vini locali, come rivela la presenza della Maison des Vins d’Alsace e del Conseil Interprofessionnel des Vins d’Alsace, entrambi al 12 di avenue de la Foire aux Vins.

O come se fossero solo dettagli i quaranta e più sentieri ben segnalati che conducono ai grandi cru e ai luoghi segreti in cui lavorano gli oltre 5mila vignaioli della regione. Si finisce per ascoltare, lasciarsi guidare, apprendere. Per imparare che ci sono tre fondamentali denominazioni: Doc Alsace, Doc Alsace Grand Cru e Doc Crémant d’Alsace. E per familiarizzare con il carattere e la personalità dei sette vitigni da cui provengono i vini alsaziani. C’è il Pinot Nero, color giallo pallido, limpido e brillante, discretamente fruttato con note di pesca, mela e una punta floreale, e che si accompagna a carni rosse, selvaggina e formaggi caprini. C’è il Sylvaner, leggero e discretamente fruttato, consigliato per frutti di mare, pesce e salumi. C’è il Riesling secco con note agrumate, ottimo con crostacei, pesce e carni bianche. E c’è il Pinot Gris, rotondo e leggermente fumé, abbinato a foie gras, arrosti e frattaglie. E ancora: il Muscat dal bouquet di uve fresche e aromi floreali, utilizzato spesso come aperitivo; il Pinot Blanc discretamente fruttato che si può abbinare con buona parte degli alimenti; infine il mitico Gewurztraminer, robusto e strutturato, fruttato e speziato, che si sposa bene con la cucina etnica ed esotica, con i formaggi forti e con i dolci.

Tant’è. L’Alsazia è un on the road pieno di soste, di tappe, di gustosi tempi morti. E di incursioni in piccole, grandi aziende vitivinicole dove curiosare, degustare, acquistare. Qualche nome: Emile Schillinger a Gueberschwihr (2 rue de la Chapelle, tel. 0033.3.89479159), Francois Baur et Fils a Turckheim (3 rue du Florimont, tel. 0033.3.89270662), Domaine Freyburger ad Ammerschwihr (11°-12 rue du Tir, tel. 0033.3.89781762), Jean-Luc Mader di Hunawihr (13 Grand Rue, tel. 0033.3.89738032), Domaine Weinbach-Clos des Capucins a Kaysersberg (tel. 0033.3.89471321), Hugel et Fils a Riquewihr (3 rue de la Première Armée, tel. 0033.3.89479215), Gustave Lorentz di Bergheim (91 rue des Vignerons, tel. 0033.89732222), Albert Seltz a Mittelbergheim (21 rue Principale, tel. 0033.3.88089177), Maison Robert Faller et Fils a Ribeauvillé (36 Grand-Rue, tel. 0033.3.89736047) e Maison Klipfel a Barr (6 avenue de la Gare, tel. 0033.3.88585900).

E che dire dei musei tematici? Roba da ubriacarsi anche senza attaccarsi … al bicchiere: la Maison des vins d’Alsace a Colmar (12 avenue de la Foire-aux-Vins, tel. 0033.3.89201620), il Musée des Eaux-de-Vie a Lapoutroie, piccolo tempio dedicato alla produzione di acquavite (85 rue du Général-Dufieux, tel. 0033.3.89472224), la Cave des Vignerons a Pfaffenheim (tel. 0033.3.89780808), il Musée du Vignoble et des Vins d’Alsace di Kientzheim (Chateau de la confrérie Saint-Etienne, tel. 0033.3.89782136). Roba da farsi venire la vertigine. Nell’ennesima cantina ci si ricorda che non si torna dall’Alsazia a mani vuote. E davanti a tante etichette, tocca fare delle scelte. Anche se il grande Schopenhauer direbbe che farlo rende infelici. Per ripensamenti post-viaggio, sappi che i vini d’Alsazia sono importati in Italia da Sopexa.

Informazioni sull’Alsazia sul sito della regione o numero verde 0033.389247350.

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